Sembrava una minaccia “vecchia”, quasi superata. E invece il phishing è tornato al centro dell’attenzione di aziende, esperti e media. Il motivo ha un nome preciso: intelligenza artificiale.
Oggi le email truffa non hanno più errori grammaticali, saluti generici o loghi sgranati. Sono scritte in un italiano impeccabile, personalizzate sul destinatario e arrivano non solo via email, ma anche su Teams, SMS, calendario e QR code.
In questo articolo vediamo perché il phishing è tornato a fare paura, cosa dicono i numeri sull’Italia e come un’azienda può proteggersi davvero, anche quando un dipendente clicca sul link sbagliato.
Protezione DNS di nuova generazione, interamente basata sul cloud e sull'intelligenza artificiale, facile da attivare.
Cos’è il phishing (e com’è cambiato)
Il phishing è una tecnica di ingegneria sociale: il criminale si finge un soggetto affidabile (una banca, un corriere, un fornitore, un collega) per convincere la vittima a cliccare su un link, scaricare un allegato o inserire le proprie credenziali in una pagina falsa.
L’obiettivo è quasi sempre lo stesso: rubare password, dati di pagamento o ottenere un primo accesso alla rete aziendale, da cui partire per attacchi più gravi come il ransomware.
Quello che è cambiato è il come. Accanto al phishing classico via email oggi esistono diverse varianti:
- BEC (Business Email Compromise): false email di dirigenti o fornitori per ottenere bonifici o dati riservati.
- Spear phishing: attacchi mirati a una persona o un ruolo specifico, costruiti con informazioni raccolte online.
- Smishing: phishing via SMS o app di messaggistica.
- Vishing: truffe telefoniche, oggi anche con voci clonate dall’AI.
- Quishing: link malevoli nascosti dentro un QR code.
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Perché il phishing è tornato a fare paura
L’intelligenza artificiale scrive le email truffa
Secondo l’ultimo report di KnowBe4, l’86% delle campagne di phishing degli ultimi sei mesi ha utilizzato l’AI, contro l’80% del 2024 (fonte). E non è solo una questione di volumi: le campagne generate con l’AI risultano 4,5 volte più efficaci di quelle scritte da una persona.
L’AI permette ai criminali di scrivere testi perfetti in qualsiasi lingua, imitare il tono di un’azienda o di un collega e personalizzare ogni messaggio con informazioni prese da LinkedIn, siti web e database trafugati. Il risultato? Il classico consiglio “controlla gli errori di ortografia” non funziona più.
Il phishing non arriva più solo via email
Gli attaccanti seguono le persone sui canali che usano ogni giorno al lavoro. Lo stesso report registra un +49% di attacchi tramite inviti di calendario e un +41% di messaggi su Microsoft Teams che si spacciano per colleghi. A questi si aggiungono SMS, chiamate con voci clonate e QR code stampati su volantini o allegati PDF.
Una difesa che controlla solo la casella di posta, quindi, lascia scoperte molte porte d’ingresso.
Il phishing è diventato un servizio “in abbonamento”
L’FBI ha segnalato la diffusione di piattaforme in abbonamento per criminali, con esche generate dall’AI, modelli di campagna pronti all’uso e pannelli per monitorare le vittime (fonte). È il cosiddetto Phishing-as-a-Service: oggi non serve essere un hacker esperto per lanciare un attacco credibile.
Sta per arrivare la stagione più calda
Novembre e dicembre, tra Black Friday, spedizioni e festività, sono storicamente il periodo di picco per finte notifiche di consegna, falsi rimborsi e offerte trappola. Il momento giusto per alzare le difese è adesso.
Phishing in Italia: i numeri del 2026
L’Italia è uno dei Paesi più esposti in Europa. Ecco i dati principali da tenere a mente:
| Dato | Fonte |
| 507 attacchi informatici gravi nel 2025, +42% sull’anno precedente | Clusit Report 2026 |
| 2,5 miliardi di nuovi dati esposti sul dark web nel primo semestre 2026 | CRIF Cyber Observatory |
| Italia sesta al mondo per email compromesse e terza per account rubati con malware infostealer | CRIF via Geopop |
| Phishing usato come metodo di accesso iniziale nel 50% degli attacchi analizzati | Cisco Talos via Avvenire |
Un dettaglio importante: gli infostealer, i malware che rubano in silenzio password e credenziali, si diffondono principalmente proprio attraverso campagne di phishing e software contraffatti (fonte). Un solo clic può quindi aprire la strada a un furto di dati su larga scala.
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Come riconoscere il phishing nel 2026
I segnali “classici” non bastano più, ma alcuni campanelli d’allarme restano validi anche contro le email scritte dall’AI:
- Urgenza e pressione: “il tuo account verrà bloccato entro 24 ore”, “pagamento in sospeso”, “ultima notifica”.
- Richieste insolite: un bonifico urgente, il cambio di IBAN di un fornitore, l’invio di credenziali o codici OTP.
- Mittente e dominio da verificare: un dominio quasi identico a quello reale (una lettera diversa, un trattino in più, un’estensione insolita).
- Link che non corrispondono: passando il mouse sopra il link, l’indirizzo reale è diverso da quello atteso.
- Canali inattesi: un “collega” che scrive su Teams da un account esterno o un invito di calendario da un mittente sconosciuto.
- QR code da fonti non verificate, soprattutto se portano a una pagina di login.
La regola d’oro: se una richiesta riguarda soldi, credenziali o dati riservati, va sempre verificata su un canale diverso, per esempio con una telefonata al numero ufficiale.
Perché la formazione da sola non basta: il ruolo del filtro DNS
Formare i dipendenti resta fondamentale. Ma quando un’email generata dall’AI è praticamente indistinguibile da una vera, bisogna accettare un fatto: prima o poi qualcuno cliccherà. La domanda giusta non è solo “come evito il clic?”, ma “cosa succede dopo il clic?”.
Qui entra in gioco il filtro DNS. Ogni volta che si apre un link, il dispositivo deve prima “chiedere” al DNS l’indirizzo del sito. Un filtro DNS intercetta questa richiesta e, se il dominio è noto come malevolo, blocca la connessione prima che la pagina si carichi. Il dipendente non arriva mai al falso login.
Come FlashStart protegge dal phishing
FFlashStart è la soluzione di filtro DNS in cloud che aggiunge questo livello di protezione alla rete aziendale:
- Blocca i domini di phishing e malware prima che l’utente raggiunga la pagina fraudolenta.
- Funziona su ogni canale: che il link arrivi via email, SMS, Teams, WhatsApp o QR code, la richiesta passa comunque dal DNS e viene filtrata.
- Database aggiornato in tempo reale, per stare al passo con i nuovi domini creati in serie dalle campagne automatizzate.
- Si attiva in pochi minuti, senza hardware da installare, e protegge tutti i dispositivi della rete.
- Gestione centralizzata da un’unica console, ideale anche per MSP e rivenditori che seguono più clienti.
In pratica, FlashStart trasforma il filtro DNS in una rete di sicurezza: anche quando l’email truffa supera i controlli e convince l’utente, il danno viene fermato sul nascere.
Checklist: come proteggere la tua azienda dal phishing
- Attiva un filtro DNS come FlashStart per bloccare i siti malevoli a livello di rete.
- Abilita l’autenticazione a più fattori (MFA) su email, VPN e applicazioni cloud.
- Configura SPF, DKIM e DMARC per ridurre le email che falsificano il tuo dominio.
- Organizza formazione periodica e simulazioni di phishing, non un solo corso all’anno.
- Definisci una procedura di verifica per bonifici, cambi IBAN e richieste urgenti.
- Crea un canale semplice per segnalare email sospette all’IT.
- Mantieni sistemi e browser aggiornati.
Un approccio a più livelli è anche ciò che chiede la direttiva NIS2: misure tecniche e organizzative concrete, non solo buone intenzioni.
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Domande frequenti sul phishing
- Cos’è il phishing in parole semplici? È una truffa online in cui un criminale si finge una persona o un’azienda affidabile per rubare password, dati di pagamento o accedere ai sistemi aziendali.
- erché il phishing con l’AI è più pericoloso? Perché i messaggi sono scritti senza errori, personalizzati sul destinatario e prodotti in grandi volumi. Secondo KnowBe4 sono 4,5 volte più efficaci di quelli scritti da una persona.
- Un antivirus basta a proteggersi dal phishing? No. Il phishing punta a ingannare le persone, non sempre a installare un malware. Servono più livelli: filtro DNS, MFA, protezione email e formazione.
- Cosa fa un filtro DNS contro il phishing? Blocca la connessione ai domini malevoli prima che la pagina si carichi, su qualsiasi dispositivo della rete e qualunque sia il canale da cui arriva il link.
- Cosa fare se si è cliccato su un link di phishing? Scollegare il dispositivo dalla rete, cambiare subito le password coinvolte da un altro dispositivo, avvisare l’IT e controllare eventuali movimenti sospetti.
Conclusione
Il phishing non è mai sparito: si è evoluto. Con l’intelligenza artificiale è diventato più credibile, più veloce e più accessibile a chiunque voglia colpire. Per un’azienda italiana, oggi tra le più bersagliate in Europa, la risposta non può essere solo “stare attenti”.
Serve una protezione che lavori anche quando l’errore umano accade. Prova FlashStart gratuitamente e aggiungi alla tua rete un filtro DNS che blocca il phishing prima che diventi un problema.

