Automatizzare la cybersecurity non significa semplicemente reagire più velocemente a un attacco. Significa costruire un’architettura nella quale tecnologie, policy e processi collaborano per prevenire le minacce, identificarle, analizzarle e attivare rapidamente la risposta più appropriata.
È in questo scenario che si inserisce la Security Automation & Orchestration (SOAR).
Le piattaforme SOAR consentono ai Security Operations Center (SOC) di coordinare diversi security tool, automatizzare attività ripetitive e standardizzare i workflow di incident response. Il NIST definisce SOAR come Security Orchestration, Automation and Response.
Ma c’è una distinzione fondamentale: SOAR e Security Automation non sono sinonimi.
Il SOAR automatizza e orchestra soprattutto le Security Operations e la risposta agli eventi. La Security Automation ha invece un perimetro più ampio e può iniziare prima ancora che un evento diventi un incidente. È questa la tesi centrale dell’articolo: una strategia efficace non deve soltanto automatizzare la risposta, ma prevenire a monte ciò che può essere bloccato automaticamente.
Se una minaccia può essere automaticamente bloccata a monte, perché aspettare che generi un incidente da orchestrare? È proprio da questa domanda che emerge il ruolo della prevenzione automatizzata e, in particolare, della DNS Security.
Partendo dal funzionamento del SOAR e dal confronto con SIEM e XDR, analizzeremo il rapporto tra prevention, detection, orchestration e response, fino al ruolo del DNS filtering come ulteriore livello di protezione automatizzata all’interno della security architecture.
Che cos’è la Security Automation & Orchestration (SOAR)?
SOAR è l’acronimo di Security Orchestration, Automation and Response e identifica tecnologie progettate per integrare strumenti di cybersecurity differenti, automatizzare attività operative e coordinare la risposta agli incidenti.
Una piattaforma SOAR permette quindi di trasformare una serie di operazioni separate in workflow strutturati e automatizzati.
Il concetto si basa su tre componenti principali:
- Security Orchestration: coordina strumenti e sistemi differenti all’interno della security stack.
- Security Automation: automatizza attività ripetitive sulla base di regole, trigger e workflow.
- Security Response: supporta la gestione degli incidenti attraverso procedure e playbook predefiniti.
Il valore non consiste semplicemente nel fare “più velocemente” ciò che prima veniva svolto manualmente. Consiste nel creare un processo ripetibile, controllabile e scalabile.
Per un CISO questo significa aumentare l’efficienza delle Security Operations senza perdere governance. Per un MSP o MSSP significa anche poter gestire una crescita del numero di clienti e asset protetti mantenendo sotto controllo il carico operativo.
Come funziona una piattaforma SOAR?
Un SOC utilizza numerosi strumenti: SIEM, EDR/XDR, firewall, threat intelligence platform, sistemi IAM e altre tecnologie specializzate.
Il problema emerge quando questi sistemi generano informazioni e alert che devono essere analizzati attraverso processi differenti.
È qui che interviene l’orchestrazione.
Un tipico workflow SOAR può seguire una sequenza come questa:
Alert → Enrichment → Prioritization → Automated Action → Escalation → Remediation
Supponiamo, per esempio, che venga rilevato un comportamento sospetto su un endpoint. La piattaforma può raccogliere automaticamente informazioni aggiuntive, interrogare fonti di threat intelligence, verificare determinati Indicator of Compromise (IoC), assegnare una priorità all’evento e attivare un playbook.
A seconda delle condizioni rilevate, il workflow può poi richiedere un’azione automatica oppure l’intervento di un security analyst.
Il principio è importante: automazione non significa eliminazione del controllo umano.
È un equilibrio sempre più rilevante anche nell’evoluzione dei SOC. CSO Online evidenzia come automazione e AI possano supportare l’analisi e la validazione degli alert, mentre la capacità di interpretare il contesto e distinguere i segnali realmente significativi continua a richiedere competenze specialistiche.
Significa invece destinare le competenze del team di cybersecurity agli eventi che richiedono realmente analisi, decisione ed esperienza, riducendo il tempo assorbito dalle attività ripetitive.
SOAR, SIEM e XDR: quali sono le differenze?
SOAR, SIEM e XDR vengono spesso citati nello stesso contesto, ma svolgono funzioni differenti.
Un SIEM (Security Information and Event Management) raccoglie e analizza log ed eventi provenienti dall’infrastruttura, offrendo visibility e supportando detection, correlazione e investigation.
Una soluzione XDR (Extended Detection and Response) estende detection e response attraverso più security layer, correlando segnali provenienti, ad esempio, da endpoint, identità, e-mail, workload cloud e network.
Il SOAR si concentra invece sull’orchestrazione dei security tool e sull’automazione dei workflow operativi e di incident response.
Possiamo sintetizzare così:
SIEM → raccoglie e correla gli eventi
XDR → rileva e correla minacce attraverso diversi security layer
SOAR → orchestra strumenti, workflow e azioni di risposta
Non si tratta necessariamente di tecnologie alternative. All’interno di una security architecture strutturata possono svolgere funzioni differenti e complementari.
Il punto non è quindi scegliere quale tecnologia debba “vincere”, ma stabilire quale funzione deve essere automatizzata, quale informazione deve essere condivisa e quale azione deve essere attivata nelle diverse fasi del processo di sicurezza.
Protezione DNS di nuova generazione, interamente basata sul cloud e sull'intelligenza artificiale, facile da attivare.
Perché automatizzare le Security Operations?
La crescita della superficie di attacco e il numero di tecnologie presenti nella security stack rendono difficile pensare a Security Operations basate prevalentemente su attività manuali.
L’automazione consente innanzitutto di ridurre il carico operativo del SOC.
Triage degli alert, enrichment, raccolta delle informazioni, apertura dei ticket, escalation e altre attività ripetitive possono essere eseguite attraverso workflow predefiniti.
Il problema non riguarda soltanto il numero degli alert, ma la capacità di distinguere rapidamente il segnale dal rumore. Come evidenzia SecurityWeek, volumi elevati di alert privi del necessario contesto possono rallentare il triage e aumentare il carico sugli analyst; automazione e prioritizzazione diventano quindi strumenti importanti per concentrare l’attenzione sugli eventi realmente rilevanti.
L’obiettivo è anche migliorare metriche operative come Mean Time To Detect (MTTD) e Mean Time To Respond (MTTR), riducendo il tempo che intercorre tra l’identificazione di una possibile minaccia e l’attivazione delle contromisure previste.
Ma per un CISO, un MSP o un MSSP il tema è ancora più ampio.
Automatizzare significa creare processi maggiormente standardizzati e scalabili. E la scalabilità ha un impatto diretto sul business: permette di sostenere la crescita di utenti, infrastrutture o clienti gestiti evitando che ogni incremento del perimetro comporti un aumento proporzionale delle attività manuali.
La Security Automation diventa quindi una leva non soltanto tecnologica, ma anche di operational efficiency e sostenibilità economica dei servizi di cybersecurity.
Security Automation non significa soltanto SOAR
Qui emerge il punto centrale.
La cybersecurity automation inizia quando viene generato un alert?
Non necessariamente.
Il SOAR rappresenta una componente fondamentale della Security Automation, ma l’automazione può intervenire anche nelle fasi precedenti alla detection e all’incident response.
Possiamo rappresentare il processo attraverso cinque macrofasi:
Prevent → Detect → Analyze → Orchestrate → Respond
Una piattaforma SOAR opera soprattutto sull’orchestrazione dei processi di analisi e risposta. Altri security control possono invece intervenire nella fase di prevention, applicando automaticamente policy definite dall’organizzazione.
Questa distinzione modifica il modo di osservare l’automazione.
Non si tratta più soltanto di chiedersi “come posso rispondere automaticamente a questo evento?”, ma anche “quali eventi posso impedire che si verifichino?”
Ed è proprio in questa seconda prospettiva che il DNS assume un ruolo strategico.
Il ruolo del DNS nella Security Automation
Il Domain Name System (DNS) è una componente essenziale dell’architettura Internet: permette di associare i nomi di dominio alle informazioni necessarie per raggiungere le relative risorse di rete.
Il valore del DNS come security control non riguarda soltanto la disponibilità dell’infrastruttura. Come evidenzia Dark Reading, la protezione del DNS richiede una combinazione di corretta gestione dell’infrastruttura, monitoraggio del traffico e capacità di filtering, anche in risposta a tecniche come DNS hijacking, cache poisoning e DNS tunneling.
Questa posizione rende il DNS anche un importante security enforcement point.
Il NIST, nella Secure Domain Name System (DNS) Deployment Guide, dedica specifica attenzione alla sicurezza dell’infrastruttura DNS e al ruolo che il DNS può assumere nell’ambito di strategie di cybersecurity strutturate.
Con il DNS filtering, una richiesta verso una destinazione identificata come malevola o non conforme alle policy aziendali può essere bloccata a livello DNS.
Questo introduce una forma di automated prevention.
Il sistema non deve aspettare che l’endpoint venga compromesso per generare un alert e avviare successivamente un processo di remediation. Se la destinazione è già classificata come pericolosa, una policy può impedirne automaticamente la risoluzione.
Ed è qui che prevention e orchestration diventano complementari.
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SOAR e DNS filtering: due livelli della Security Automation
SOAR e DNS filtering non sono tecnologie alternative e non svolgono lo stesso compito.
Il loro valore emerge proprio dalla differenza.
Un’architettura di sicurezza può infatti combinare diversi livelli:
DNS Filtering → Detection/SIEM/XDR → SOAR → Security Analyst
Il DNS filtering interviene preventivamente su determinate richieste.
SIEM e XDR contribuiscono alla visibility, alla detection e alla correlazione degli eventi.
Il SOAR orchestra workflow e response.
Il security analyst mantiene il controllo sui casi che richiedono valutazione umana.
La conseguenza è un principio semplice ma rilevante per qualsiasi SOC:
non tutto ciò che può essere prevenuto dovrebbe diventare un incidente da orchestrare.
Ridurre l’esposizione a monte significa permettere alle tecnologie di detection e response e, soprattutto, alle persone che le governano, di concentrarsi sugli eventi che hanno effettivamente bisogno della loro attenzione.
È quindi utile osservare la Security Automation non come una singola tecnologia, ma come una strategia multilivello, nella quale differenti security control intervengono in momenti diversi.
FlashStart e l’automazione della protezione al DNS layer
È nel livello preventivo della Security Automation che si inserisce FlashStart.
FlashStart applica il DNS Content Filtering alle richieste di navigazione, verificando le destinazioni e impedendo l’accesso a risorse classificate come pericolose o non consentite dalle policy definite dall’organizzazione.
La classificazione rappresenta quindi una componente determinante del processo.
FlashStart utilizza Artificial Intelligence e Machine Learning per supportare l’individuazione e la classificazione dei domini sospetti. La piattaforma verifica quotidianamente oltre 200.000 nuovi siti e gestisce miliardi di query DNS, applicando i controlli prima che l’utente raggiunga la destinazione richiesta.
La logica è coerente con il paradigma dell’automazione: una policy definita centralmente viene applicata alle richieste DNS senza richiedere una valutazione manuale per ogni tentativo di connessione.
Per approfondire il funzionamento di questa tecnologia è possibile consultare l’approfondimento FlashStart dedicato al DNS Content Filtering.
Automazione, tuttavia, non deve significare perdita di performance.
Un security control che introduce una latenza significativa può influire sull’esperienza dell’utente e sull’operatività dell’organizzazione. Per questo l’infrastruttura DNS deve conciliare protezione, velocità, disponibilità e resilienza.
La rete FlashStart è progettata proprio secondo questo principio: applicare il controllo di sicurezza mantenendo una risoluzione DNS ad alte performance.
Perché quando un controllo viene applicato a un processo frequente e critico come le query DNS, sicurezza e performance devono evolvere insieme.
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Security Automation per MSP e MSSP: la scalabilità diventa business
La Security Automation assume un valore ancora più evidente per MSP, MSSP, ISP e System Integrator.
Un service provider deve infatti affrontare un problema specifico: far crescere il numero di clienti protetti mantenendo sotto controllo la complessità operativa.
Ogni processo che richiede configurazioni ripetitive, verifiche manuali e interventi frequenti aumenta il cost-to-serve.
Al contrario, policy centralizzate, protezione automatizzata, orchestrazione e workflow standardizzati permettono di costruire servizi maggiormente scalabili.
La relazione può essere sintetizzata così:
Automation → Operational Efficiency → Scalability → Recurring Services → Business Growth
In questo scenario, il DNS filtering può diventare uno dei layer di protezione inseriti nell’offerta managed.
Per un MSP o ISP, una soluzione come FlashStart permette di inserire la protezione DNS all’interno della propria proposta di cybersecurity, applicando policy centralizzate a reti e utenti distribuiti.
Il vantaggio strategico va quindi oltre la singola funzione di sicurezza.
La standardizzazione dei controlli può contribuire a creare servizi cybersecurity replicabili, controllabili e sostenibili dal punto di vista operativo e commerciale, mantenendo al tempo stesso un elevato livello di protezione.

Come costruire una strategia di Security Automation efficace
Non esiste una singola tecnologia capace di automatizzare l’intero ciclo della cybersecurity.
Una strategia efficace dovrebbe partire dai processi.
Occorre identificare le attività ripetitive, stabilire quali eventi possono essere prevenuti, definire quali richiedono detection e investigation e determinare quali azioni possono essere affidate a playbook automatici.
In secondo luogo, è necessario evitare la frammentazione. L’automazione produce maggiore valore quando security tool e processi possono scambiarsi informazioni e lavorare all’interno di un’architettura coerente.
Infine, è necessario misurare.
MTTD, MTTR, volume degli alert, incidenti evitati, workload degli analyst e costi operativi permettono di comprendere se l’automazione sta realmente migliorando la security posture e le performance del SOC.
Il modello diventa quindi: prevenire quando possibile, rilevare quando necessario, orchestrare ciò che può essere automatizzato e mantenere il controllo umano dove genera maggiore valore.
Dalla risposta automatizzata alla protezione automatizzata
Il futuro della cybersecurity non dipende dall’accumulare sempre più strumenti, ma dalla capacità di farli operare all’interno di una strategia coerente.
SOAR ha reso possibile automatizzare e orchestrare una parte crescente delle Security Operations. Il passo successivo consiste nell’estendere questa logica all’intero ciclo della sicurezza, integrando prevention, detection, orchestration e response.
Il DNS filtering rappresenta uno dei layer sui quali questa automazione preventiva può essere applicata.
Perché una Security Automation realmente efficace non deve soltanto chiedersi come rispondere più velocemente a un incidente.
Deve anche chiedersi come evitare che una minaccia prevenibile diventi un incidente.
È qui che prevenzione automatizzata e orchestrazione smettono di essere due temi separati e diventano parti della stessa strategia di cybersecurity.
FAQ sulla Security Automation & Orchestration (SOAR)
Che cos’è SOAR nella cybersecurity?
SOAR significa Security Orchestration, Automation and Response. Identifica tecnologie che integrano diversi security tool, automatizzano attività ripetitive e coordinano workflow strutturati di risposta agli incidenti.
Qual è la differenza tra SOAR e Security Automation?
La Security Automation è un concetto più ampio. SOAR applica automazione e orchestrazione soprattutto alle Security Operations e all’incident response, mentre altri security control possono automatizzare attività di prevention, detection, policy enforcement e protezione.
Qual è la differenza tra SIEM e SOAR?
Il SIEM è focalizzato principalmente sulla raccolta, analisi e correlazione di log ed eventi di sicurezza. Il SOAR coordina strumenti e processi per automatizzare workflow e azioni di risposta. Le due tecnologie possono quindi svolgere funzioni complementari nella stessa security architecture.
SOAR e XDR sono la stessa cosa?
No. XDR è orientato alla detection e response attraverso differenti security layer, mentre SOAR è focalizzato sull’orchestrazione degli strumenti e sull’automazione dei workflow delle Security Operations.
Il SOAR può prevenire gli attacchi informatici?
Il SOAR può contribuire alla risposta automatizzata e all’applicazione di determinate azioni di contenimento, ma la prevenzione coinvolge anche altri security layer. DNS filtering, firewall, endpoint protection e altri controlli possono intervenire prima o durante differenti fasi della kill chain.
Che ruolo ha il DNS nella Security Automation?
Il DNS può funzionare come punto di applicazione delle security policy. Attraverso il DNS filtering è possibile bloccare automaticamente richieste verso domini classificati come malevoli o non consentiti, introducendo un livello di prevenzione prima che determinate minacce raggiungano l’utente.
DNS filtering e SOAR possono lavorare insieme?
Sì. Intervengono in fasi differenti della security architecture. Il DNS filtering può contribuire alla prevenzione automatizzata, mentre il SOAR coordina e automatizza workflow di analisi e risposta agli eventi che richiedono ulteriori azioni.
Protezione DNS di nuova generazione, interamente basata sul cloud e sull'intelligenza artificiale, facile da attivare.

